NAMIBIA E BOTSWANA - 2003


Traccia del viaggio
Traccia del viaggio

Questo é stato probabilmente uno dei miei viaggi più emozionanti; il Botswana, con i suoi parchi assolutamente selvaggi e piani di animali, il nord della Namibia, la zona di confine della Caprivi Strip, la maestosità delle cascate Vittoria hanno fatto da sfondo a queste tre settimane di immersione nel cuore della savana e del bush…

 

Il viaggio ci ha portati da Windhoek dapprima nella bellissima riserva naturale del Khaudum, al confine con il Botswana e la parte nord del deserto del Kalahari, patria dei Boscimani; poi, lungo la striscia di territorio namibiano che si insinua tra Angola, Zambia e Botswana abbiamo raggiunto la riserva di Mamili e quindi le Cascate Vittoria.

 

Quindi l’ingresso in Botswana e la visita dei parchi Chobe e Savuti, della riserva naturale Moremi e l’arrivo a Maun dove con un piccolo aereo abbiamo raggiunto il nostro lodge all’interno del delta del fiume Okawango, il fiume che non vede mai il mare.

 

Tornati a Maun abbiamo iniziato il ritorno verso Windhoek, non prima di aver peró visitato la Xai Pan National reserve e il South Kalahari desert Park nei pressi del quale abbiamo attraversato il confine e siamo rientrati in Namibia.

 

Per le singole voci vedi i capitoli dedicati qui a seguire.

 

Il parco nazionale Chobe - Chobe National Park

Si trova nel nordovest del paese, nei pressi della città di Kasane. Fu fondato nel 1967, e ha un'area di 10.689 km². Pur essendo la terza area naturale protetta del Botswana in ordine di grandezza (dopo il Central Kalahari Game Reserve e il Gemsbok National Park), il Chobe è di gran lunga il parco più rinomato del Botswana (e uno dei più noti dell'intera Africa) per la varietà e l'abbondanza della vegetazione e della fauna.

 

Il parco Chobe è rinomato per essere il luogo con la massima concentrazione di elefanti in Africa (nel parco vivono circa 120.000 individui). Questa popolazione sta crescendo in modo continuo dal 1990, epoca in cui nel parco si contavano poche migliaia di esemplari. Nonostante la grande concentrazione di elefanti, l'amministrazione del Chobe ha finora rifiutato di adottare le misure di riduzione artificiale della popolazione impiegate da altri parchi.

 

L'area dello stagno di Savuti (Savuti Marsh area) costituisce la protuberanza occidentale del parco. Lo stagno di Savuti è ciò che resta di un grande lago preistorico, prosciugatosi in seguito a movimenti tettonici. Oggi ad alimentare lo stagno rimane solo il canale di Savuti, il cui flusso d'acqua durante l'anno è fortemente irregolare. Nella regione si trovano ampie zone di savana e di prateria, con abbondanza di fauna (facoceri, cudù, impala, zebre, gnu, elefanti, leoni, iene, ghepardi e così via).

 

Lo stagno di Linyanti, nell'angolo nordoccidentale del parco, sopra Savuti, si affaccia sul fiume Linyanti. Questa zona confina a ovest con la riserva di Selinda e a nord, oltre il fiume Kwando, con il parco nazionale Mamili (Namibia). Attorno al Linyanti e al Kwando cresce abbonante vegetazione fluviale, e si formano diverse lagune. Il resto della zona consiste principalmente di pianura alluvionale. Anche qui la fauna è abbondante: si avvistano leoni, leopardi, sciacalli, antilopi, ippopotami, elefanti e coccodrilli, oltre a una ricchissima avifauna.

 

Delta dell'Okavango

Il Delta dell'Okavango, è il secondo più grande delta interno del mondo, dopo il delta interno del Niger e rappresenta uno degli ecosistemi più insoliti del pianeta. È formato dal fiume Okavango, che nasce in Angola e giunge alla foce dopo un percorso di oltre 1000 km e l'incontro con numerosi affluenti. Complessivamente, il fiume porta ogni anno circa 11 chilometri cubi di acqua, che vengono scaricati dal delta direttamente nella sabbia del Kalahari, formando una pianura alluvionale di 15.000 km² di estensione caratterizzata da una complessa e mutevole griglia di canali, lagune e isole.

 

Questo ambiente straordinario dà vita, ai bordi del deserto, a una fauna e una flora esuberanti, e ha attirato numerosi insediamenti umani (vivono nei pressi del delta ben cinque diverse etnie).

 

Le Cascate Vittoria (Victoria Falls)

Le Cascate Vittoria sono tra le cascate più spettacolari del mondo. Si trovano lungo il corso del fiume Zambesi, che in questo punto demarca il confine geografico e politico tra lo Zambia e lo Zimbabwe. Il fronte delle cascate è molto lungo, più di un chilometro e mezzo. La loro spettacolarità è dovuta alla geografia particolare del luogo nel quale sorgono, una gola profonda e stretta, che permette quindi di ammirare tutto il fronte della cascata dall'altra sponda, esattamente davanti al salto.

 

David Livingstone, il celebre esploratore scozzese, fu il primo occidentale a visitare le cascate nel 1855. Diede loro il nome dell'allora Regina d'Inghilterra, la Regina Vittoria, esse tuttavia erano già note localmente con il nome di Mosi-oa-Tunya, il fumo che tuona.

 

Le cascate fanno parte di due parchi nazionali, il Mosi-oa-Tunya National Park in Zambia ed il Victoria Falls National Park in Zimbabwe, e sono oggi una delle attrazioni turistiche più importanti del sud del continente africano. Le cascate Vittoria sono patrimonio dell'umanità protetto dall'UNESCO.

 

Si trovano circa a metà del corso dello Zambesi. A monte delle cascate il fiume è costellato di numerose isolette coperte di vegetazione, il cui numero incrementa man mano che ci si avvicina alle cascate. Queste ultime iniziano quando lo Zambesi precipita nello stretto dirupo largo circa 120 metri, e la cui altezza varia dagli 80 metri sul lato destro, ai 105 metri nella parte centrale; circa il doppio dell'altezza delle cascate del Niagara. La grande massa d'acqua, cadendo nel dirupo, genera una nebbia di gocce d'acqua che sale ad oltre 1.600 metri di altezza, ed è visibile da una distanza di 40 km.

 

Sul limite del precipizio vi sono numerose isolette che dividono il flusso dell'acqua e formano quattro cascate. Dalla riva destra del fiume inizia una prima cateratta di 35 metri chiamata Leaping Water (Acqua che salta), seguita dall' Isola Boaruka, larga circa 300 metri, e che divide la prima cateratta dalla cascata principale che si estende per 460 metri. L'Isola di Livingstone divide la cascata principale da un altro ampio canale d'acqua di circa 530 metri, infine sulla riva sinistra si trova la Cateratta Orientale.

 

L'unica via d'uscita dal baratro in cui cadono le acque è uno stretto canale che si apre nella parete di fronte, a circa due terzi della sua lunghezza a partire dal lato occidentale.

 

I primi abitanti dell'area limitrofa alle cascate furono i Khoisan, un popolo di cacciatori-raccoglitori, seguiti dal popolo Tokaleya. Successivamente, i Ndebele ed infine i Makololo che la chiamarono Mosi-oa-Tunya, "Il fumo che tuona".

 

Il primo europeo a visitare le cascate fu David Livingstone il 17 novembre 1855, durante un viaggio che aveva lo scopo di percorrere lo Zambesi dalla sua parte superiore fino alla foce, viaggio che durò dal 1852 al 1856. Nel 1860, Livingstone ritornò nella zona e fece degli studi approfonditi sulle cascate insieme all'esploratore John Kirk.

Il deserto del Kalahari

Il deserto del Kalahari è una vasta distesa sabbiosa dell'Africa meridionale, che si estende per circa 520.000 km². È il quarto deserto al mondo per estensione. È parte di un immenso altopiano africano e si trova ad una altezza media di 900 metri. Copre il 70% del territorio del Botswana e parti dello Zimbabwe, della Namibia e del Sudafrica, includendo, oltre al deserto vero e proprio, anche il bacino semi-arido che lo comprende; si ottiene in tal modo un'area di oltre due milioni e mezzo di chilometri quadrati. Il nome Kalahari deriva dalla parola Kgalagadi della lingua Tswana, e vuol dire "la grande sete".

 

Il Kalahari è un deserto di sabbia rossa, in parte arido e in parte semi arido. Parti del Kalahari ricevono più di 250 mm di acqua piovana ogni anno, mentre la zona veramente arida si trova a sud-ovest, dove ogni anno piovono meno di 175 mm d'acqua, rendendo quest'area un deserto di tipo fossile. Le temperature estive variano dai 20 ai 40 °C. In inverno il clima è secco e freddo, con una temperatura minima che in media può essere sotto lo zero, e di notte sono frequenti le gelate. Le uniche riserve permanenti d'acqua di grandi dimensioni sono costituite dalle saline, tra cui le più grandi sono quelle di Makgadikgadi Pan in Botswana e di Etosha in Namibia.

 

Il Kalahari ha una serie di riserve naturali: la Central Kalahari Game Reserve, la seconda area protetta più grande del mondo, la Khutse Game Reserve e il Parco Transfrontaliero di Kgalagadi. Tra gli animali che vivono nella regione vi sono iene, leoni, suricati, diverse specie di antilopi tra cui l'orice e molte specie di rettili e uccelli. La vegetazione è molto variegata e comprende più di 400 specie di piante, ma consiste principalmente di graminacee e acacie.

 

Il Kalahari ospita l'antico popolo nomade dei Boscimani, che si crede vivano in queste terre come cacciatori-raccoglitori da almeno ventimila anni. Vi sono numerosi giacimenti di carbone, rame e nichel, e una delle più grandi miniere di diamanti del mondo, che si trova a Orapa nella regione del Makgadikgadi, nel nord-est del deserto.

Il popolo dei Boscimani

I San, detti anche Khwe, Basarwa o Boscimani sono un popolo che vive nel deserto del Kalahari tra Sudafrica, Namibia e Botswana e che è imparentato con i Khoikhoi, con i quali forma il gruppo Khoisan. Non hanno un termine per indicare il proprio popolo nel suo insieme: il nome "San" fu loro attribuito dai Khoikhoi, nella cui lingua san significa "straniero". In genere, i San preferiscono farsi chiamare "boscimani" (boesman in afrikaans, bushmen in inglese), sebbene questa denominazione appaia offensiva a molti occidentali (letteralmente significa "uomini della boscaglia").

 

I Boscimani sono i più antichi abitanti dell'Africa australe: le prove archeologiche suggeriscono che i San abitino l'Africa meridionale da almeno 20.000 anni. Insieme ai pigmei dell'Africa centrale, i boscimani sono stati considerati la possibile fonte della linea di discendenza del DNA mitocondriale, la leggendaria Eva mitocondriale. Si definiscono "coloro che seguono la luce" poiché si spostano in funzione delle piogge per nutrirsi di frutti, radici e di tutto quello che la natura mette a disposizione.

 

Sono principalmente cacciatori-raccoglitori, noti per aver sviluppato un particolare sistema di comunicazione manuale durante la caccia e per cacciare usando frecce avvelenate con la linfa della Euphorbia damarana.

 

Dal 2002 i boscimani del Botswana richiedono un'azione legale al fine di impedire alle autorità di Gaborone di rimuoverli dalla Central Kalahari Game Reserve oggi grande parco naturale, terra dei loro antenati. I boscimani, infatti, sostengono che il governo del Botswana stia tentando di distruggere la loro cultura attraverso la sedentarizzazione forzata e la persecuzione della loro identità culturale.

 

Questo popolo nomade di cacciatori e raccoglitori occupava una volta parte dell'Africa australe. L'arrivo successivo delle popolazioni bantu, agricoltori sedentari, e degli ottentotti, allevatori che parlavano una lingua della stessa famiglia, ha decimato questa popolazione e l'ha spinta verso meridione. Qui i San sono entrati in contatto con gli olandesi, che pochi anni prima si erano stabiliti sulle coste del Sudafrica: l'approdo dei coloni bianchi avvenne infatti quando i San erano a chilometri dalla costa.

 

L'irruzione nel mondo San degli agricoltori boeri e ugonotti ha peggiorò ulteriormente la situazione che li portó negli anni a venire ad essere relegati nelle terre attualmente occupate e dalle quali ora rischiano di venire cacciati.